Robida Summer School 2026
Sab. 25 Luglio - Dom. 26 Luglio 2026
Dettagli
Inizio
25 Luglio 2026
Fine
26 Luglio 2026
Ritrovo
Log, Topolò
46°10'30.0"N 13°36'16.7"E
Informazioni
Sabato, 25 luglio
durante la mattina: Se questi muri potessero parlare
trasmissioni radiofoniche su: radio.robidacollective.com
Quali storie si celano tra mura abbandonate? Quali voci emergono dalle crepe, dalle tracce e dai frammenti di ciò che resta?
Trasmettendo dalla Summer School Tending Ruins, Se questi muri potessero parlare raccoglie conversazioni, suoni e riflessioni emersi durante una settimana dedicata a esplorare le rovine come luoghi di memoria, trasformazione e possibilità. Spaziando tra rovine ecologiche, architettoniche e culturali, il programma dà ascolto alle testimonianze silenziose degli spazi e delle persone che li hanno abitati, interrogati e reimmaginati – anche solo per una settimana.
Ore 18:00, Juljova hiša: Imagined Images
lezione di Ido Nahari {in inglese}
La distruzione è un processo mentale. Prima che la brutalizzazione si manifesti come atto fisico, il desiderio di distruggere prende forma innanzitutto come impulso immaginativo. Confrontandosi con brutalità visive rese pubbliche, l’evento esplora lo strano legame tra violenza e immaginazione. Attraverso l’uso di immagini storiche e contemporanee, l’incontro si incentrerà su narrazioni di vite distrutte – reali o mitiche – per riflettere su come la violenza sia diventata il metodo più semplice, diffuso e incisivo per generare surrealismo, e su come la distorta eredità dell’inimmaginabile si traduca in un’immaginazione scatenata.
Ido Nahari è un ricercatore che indaga gli espropriati, i possessivi e degli impossessati. Occupandosi di fantasmi, truffatori e accaparratori di terre, ha pubblicato i suoi scritti su numerose riviste culturali e libri. Dopo aver presentato le sue ricerche in vari musei e istituzioni accademiche in Europa e negli Stati Uniti, Nahari al momento si dedica all’analisi della sporcizia come collante sociale.
Ore 19:00, a Log (punto di incontro alla Juljova hiša)
Altre voci
incontro con il poeta Francesco Tomada, in dialogo con Michele Obit {in italiano}
Per la seconda volta quest’estate, ci ritroviamo a Log – la struttura in legno che abbiamo costruito l’anno scorso su uno dei terrazzamenti sotto Topolò – per incontrare un poeta e ascoltare le sue letture. Il poeta Francesco Tomada sarà in conversazione con Michele Obit, traduttore, poeta e curatore da molti anni di Voci della sala d’attention/Glasovi iz čakalnice, la sezione di poesia del programma della Stazione di Topolò/Postaja Topolove e curatore di Altre voci, programma dedicato alla poesia dell’Istituto per la cultura slovena di San Pietro al Natisone.
Francesco Tomada è nato nel 1966 e vive a Gorizia, dove insegna in un istituto superiore. Dagli anni Novanta ha partecipato a letture ed incontri nazionali ed internazionali, così come a trasmissioni radiofoniche e televisive in Italia e all’estero. I suoi testi sono apparsi su numerose riviste, antologie, plaquettes e siti web, e sono stati pubblicati in traduzione in una decina di lingue.
Ha pubblicato numerose raccolte poetiche, curato varie antologie e assieme a Anton Špacapan Vončina è autore del romanzo Il figlio della lupa, ambientato a Čepovan.
In collaborazione con Inštitut za slovensko kulturo/Istituto per la cultura slovena.
segue, Izba
cena collettiva
con il buio, cinema
Ida, così stonata che pure i morti si son svegliati e insieme han fatto una cantata
film di Ester Ivakič
presentato da Nika Jurman, sceneggiatrice del film {in sloveno, con sottotitoli in italiano e inglese}
In un piccolo paese della remota regione del Prekmurje, Ida, una vivace e creativa bambina di dieci anni completamente stonata, è convinta di poter salvare la nonna dalla morte entrando nel coro della scuola. Il film è stato presentato a Cottbus e in concorso all’ultimo festival di Torino, dove ha vinto il Premio Speciale della Giuria.
In collaborazione con Kinoatelje.
Domenica 26 luglio
Ore 10:00, Log
Erborizzare, Armonizzare
suoni e canti, facilitati da Margherita Autorino e Giulia Prete {in italiano e inglese}
Erborizzare, Armonizzare è la seconda parte di un laboratorio condotto da Margherita Autorino durante la settimana di summer school dedicata all’esplorazione delle rovine ecologiche, intese come elementi intrinsecamente legati ai processi geologici, agricoli e metabolici che le hanno generate e preservate. I canti – al pari delle minoranze linguistiche di cui sono espressione – costituiscono rovine culturali intrecciate ai paesaggi e alle tradizioni in cui hanno avuto origine e sono stati tramandati. Il laboratorio, apertosi con una sessione dedicata alla creazione di un erbario, si conclude esplorando l’ascolto e la polifonia, approfondendo le modalità del canto tradizionale e imparando “Cheste viole palidute”, una villotta friulana.
Formatasi come architetta e architetta paesaggista, e dopo aver lavorato alla progettazione e realizzazione di spazi aperti, Margherita ha avviato un dottorato di ricerca incentrato sui paesaggi pastorali. Studia le specifiche relazioni all’interno dei sistemi di pascolo estensivo mediterranei contemporanei nell’Appennino centrale.
Giulia Prete (nata a Padova nel 1982) è una cantante, educatrice musicale e ricercatrice che esplora il potenziale espressivo e relazionale della voce umana attraverso la tradizione del canto orale. Formata secondo il Metodo Funzionale (Gisela Rohmert) e la Music Learning Theory di Edwin Gordon, dal 2007 svolge attività concertistica e conduce laboratori a livello internazionale. Attraverso il D’AltroCanto Duo, il gruppo Voci In Ascolto e un dottorato di ricerca in corso sulla salvaguardia del patrimonio musicale, coniuga ricerca sul campo, performance e canto comunitario.
Ore 17:00, Juljova hiša
Ripida x Ruin Song
lettura di Ida Malfatti e intervento sonoro di Kata Szász-Komlós {in italiano}
Una performance sonora dal vivo di Kata Szász-Komlós, che prende le mosse da registrazioni di pietre e rovine raccolte durante la Summer School, rielaborate in loop e campionate insieme alla chitarra. Intrecciandosi con la lettura, da parte di Ida Malfatti, del prologo del suo romanzo di narrativa speculativa intitolato Ripida – ambientato a Topolò –, la performance si pone in ascolto delle rovine come entità in cui suono, linguaggio e luogo diventano modi per custodire la memoria e immaginare futuri possibili.
Dopo la laurea in filosofia, Ida Malfatti butta via quasi tutto e lavora maneggiando le materie altamente infiammabili della drammaturgia contemporanea e della ricerca coreografica. Quello che resta della teoria la muove tutti i giorni, la mette proprio lì dov’è e la fa viaggiare sul posto. Vive a venezia, al terzo piano, affacciata sul canale.
Avvalendosi di processi analogici, materiali di recupero, nonché del gioco inteso sia come metodo che come atto di rifiuto, l’artista ungherese Kata Szász-Komlós contrappone una lentezza materiale e relazionale alla violenza di una cultura accelerata ed estrattiva. Le sue opere si sviluppano attraverso strutture non lineari e non dualistiche – riconducibili forse a una forma di “ascolto” e spesso fondate sul camminare, sul raccogliere e sul collezionare, intesi sia come rituale che come epistemologia.
Ore 18:00, Jakuliževa hiša
Fare utopia
presentazione del libro di Paolo Bosca {in italiano}
Il fatto che l’utopia sia qualcosa da fare è senz’altro un paradosso, ma oggi più che mai affrontarlo è fondamentale. È attraverso questo paradosso che si muove Fare utopia, cercando un equilibrio tra il bisogno di riappropriarsi dello spazio come terra di trasformazione, la ricerca di nuovi concetti con cui pensare l’utopia e i suoi naufragi, e il racconto di persone e posti che delle pratiche utopiche hanno fatto la loro quotidianità.
Paolo Bosca è editor e ricercatore. Ha scritto su riviste italiane e straniere di cibo, ruralità ed estetica, cercando di affiancare alla ricerca teorica il lavoro sul campo (e col campo). Collabora con l’Università Iuav di Venezia e ha un PhD in Estetica sul tema del rapporto tra cibo e percezione del territorio. Fare utopia (nottetempo) è il suo primo libro, a cui sia affianca Utopian Toolkit come appendice aperta.
Ore 19:00, cinema
Decomporre il tempo
concerto di Žiga Ipavec
Ogni istante che resta deve innanzitutto farsi traccia. Eppure, ogni traccia porta già in sé la propria scomparsa: dare significa perdere, fare significa disfare. Decomporre il tempo esplora questo paradosso attraverso le percussioni, ascoltando la risonanza mentre si trasforma lentamente in frattura e memoria. Ciò che resta non è assenza, bensì quella che Marita Sturken definisce “l’impossibilità per le cose di scomparire, di andarsene o di svanire del tutto”. Ci ritroviamo con polvere sonora: una pioggerellina grigio-nera di rumore statico, una nebbia di crepitii. “Perché qui piove sempre?”
Žiga Ipavec è un batterista e percussionista residente a Bruxelles, originario di Šempeter pri Gorici, che ha affinato le sue abilità di batterista e percussioni alla scuola di Zlatko Kaučič. Fondate sull’improvvisazione, le sue performance intrecciano linguaggi stilistici eterogenei — dalla musica classica contemporanea al free jazz — dando vita a paesaggi sonori poetici ed espressivi. Il suo modo di suonare la batteria rifugge la linearità, incarnando invece un’esplorazione contemplativa del silenzio, della risonanza e della consapevolezza spaziale.
segue, Izba
cena collettiva
con il buio, vecchia scuola
Leaning Into the Cracks
Un’esplorazione sonora delle crepe come spazi di possibilità
performance di Francis Sosta
Leaning Into the Cracks è un’esplorazione sonora delle crepe come spazi di possibilità quando stabilità, certezza e realtà vacillano. Le crepe sono inviti a confrontarsi con l’ignoto, ad andare oltre la superficie e dentro gli strati della materia e del tempo, mettendo in discussione ciò che è percepito come familiare e immutabile. Le crepe sono interstizi attraverso cui possiamo reinventare ciò che sappiamo della finitudine, dell’impermanenza e del cambiamento. Leaning Into the Cracks è una riflessione acustica nata da una ricerca in corso sul vulcano Etna ed emersa dalle sue viscere. È una performance live che combina registrazioni ambientali, voce e spoken words per lasciare parlare l’interstizio, il liminale, la soglia.
Francis Sosta è una sound artist e performer impegnata nella ricerca interdisciplinare sul suono e nella pratica di forme situate di ascolto. Attraverso un approccio erratico che attraversa registrazioni ambientali, pratica vocale e spoken words, Francis indaga il suono nella sua dimensione di memoria e di processo, e come dispositivo relazionale ed epistemologico capace di attivare nuove forme di risonanza e kinship tra umano e non umano.
In collaborazione con Associazione Topolò-Topoluove.
Altre informazioni:
Se prevedete di dormire a Topolò tra sabato 25 e domenica 26 luglio (o anche domenica 26 notte), dovrete portare la vostra tenda! Possiamo indicarvi dove posizionarla. Se avete intenzione di dormire, potete portare e preparare la vostra colazione a Izba domenica mattina e unirvi a noi per pranzo lasciando una piccola offerta.
Fateci sapere se avete intenzione di venire a dormire sabato sera o domenica sera scrivendoci a robidamagazine@gmail.com o tramite Instagram.
Sabato 25 e domenica 26 luglio per cena sarà possibile acquistare cibo al chiosco!
Per maggiori informazioni: sito ufficiale Robida
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