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La storia

Le Valli

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La storia nelleValli del Natisone


L'ambiente favorì l'insediamento umano già in
epoca preistorica. L'insediamento più antico è caratterizzato da una cavità sotto roccia, conosciuta come riparo di Biarzo, nei pressi di San Pietro al Natisone, popolata durante il Paleolitico e Neolitico.

Lungo la storia le Valli del Natisone hanno svolto un'importante funzione di collegamento tra la pianura friulana e il bacino del Danubio, tra l'Italia e il centro Europa.

Le Valli furono occupate, a partire dal III sec. a.C., dai
Romani che utilizzarono questa via per i loro commerci e per le spedizioni militari oltre le Alpi.
Per la loro particolare posizione e lo stretto contatto con le regioni orientali, questo territorio subì ricorrenti pressioni di
popolazioni barbare.
I
longobardi di re Alboino occuparono Cividale e la pianura friulana e diedero una sistemazione amministrativa alle Valli del Natisone, istituendo la gastaldia di Antro.

Nel VI secolo ebbe inizio la penetrazione di
popolazioni slave nel territorio friulano, seguita da una colonizzazione intensiva e permanente.

Con la nascita del Patriarcato di Aquileia, la gastaldia di Antro fu uno dei primi territori a farne parte. Sul territorio si consolidò una particolare forma di amministrazione della giustizia e della cosa pubblica.

In seguito,
sotto la Serenissima Repubblica di Venezia (1420) si perfezionò l'autonomia della Schiavonia e delle sue istituzioni.
Dopo la caduta del governo ducale nel 1797, gli sloveni delle Valli del Natisone passarono dapprima sotto il dominio austriaco, poi sotto il Regno italico di Napoleone per tornare nuovamente
sotto l'Austria.

Nonostante il governo austriaco avesse apportato miglioramenti nelle condizioni generali di vita, soprattutto per l'incremento dei commerci, gli abitanti delle Valli del Natisone non instaurarono buoni rapporti con il loro dominatore e nel 1866 optarono per
l'unione al Regno d'Italia. La votazione compatta contro l'Austria fu motivata dalla politica assolutistica di quel governo che privò gli abitanti delle Valli delle loro autonomie.

Il XX secolo, accanto ad alcuni segnali di progresso economico, portò anche sinistri presagi di guerra.
Il
primo conflitto mondiale (1915-1918) interessò direttamente e in modo pesante le Valli del Natisone che erano attraversate da due linee di difesa. Il conflitto fu lungo e la popolazione ne subì le conseguenze più negative, molti giovani della vallata morirono sui vari fronti.

Nei primi anni venti, la politica di snazionalizzazione del regime fascista portò a proibire l'uso dello sloveno nelle chiese e nelle scuole (riforma Gentile 1923).
Si giunse alla vigilia della seconda guerra mondiale e anche se il fronte era lontano, i giovani militari valligiani caddero numerosi sui fronti della Grecia, dell'Albania e della Russia.
Dopo la firma dell'armistizio (8 settembre 1943) iniziò anche nelle Valli
la guerra della Resistenza. In zona la lotta ebbe risvolti particolari in quanto si aggiunse la questione dei confini.

Finita la seconda guerra mondiale nel 1945, lungo queste montagne calò la
Cortina di ferro, con inizio di quella che sarà chiamta la Guerra fredda e i secolari rapporti con la Valle dell'Isonzo si interruppero.
Il periodo fu caratterizzato da una
forte emigrazione e nell'arco di trent'anni il numero della popolazione si dimezzò.

A questo si aggiunse il dramma del terremoto del 1976, che causò danni ingenti.

Dopo gli orrori delle guerre e la caduta della Cortina di ferro con il crollo del muro di Berlino nel 1989, finalmente si sono aperte nuove prospettive per le Valli del Natisone.

Il 30 aprile 2004 si è festeggiato, sul Matajur, l'ingresso della Slovenia nell'Unione Europea e con la definitiva
caduta dei confini e l'ingresso della Slovenia nell'area Schengen, le Valli del Natisone da caposaldo della Cortina di ferro sono nuovamente terra di scambio e collaborazione tra popoli di confine.



Tratto da "Le Valli del Natisone e il turismo della memoria: una proposta di valorizzazione del territorio" della Dott.ssa Giorgia Zufferli.



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